Le professioni sociali e la capacità di saper stare nell’incertezza

Carla Dessi e Ariela Casartelli in un articolo del blog “Scambi di prospettive” intitolato La professione dell’assistente sociale tra “stabilità” e “cambiamento” scrivono:

Quali sono le ricadute della “spending review” relativamente al lavoro sociale? Emerge nella conduzione della nostra indagine una certa difficoltà nel riconoscere come i tagli hanno avuto delle ricadute nel proprio lavoro, il vissuto riportato è quello di riuscire a fare tutto e, parallelamente, di vivere in una condizione lavorativa di “costante emergenza” dove sembra non esistere più o non essere mai esistito il “lavoro ordinario” ma l’urgenza è diventata ordinaria.

La crisi appartiene agli assistenti sociali ed è il principale argomento di lavoro delle professioni sociali, “non ci sarebbe assistente sociale se non ci fossero persone in crisi”. Ma come si può recuperare appartenenza, ovvero “sentirsi parte” di organizzazioni in sofferenza a cui sembra che pochi guardino con attenzione per capire cosa sta succedendo? La crisi implica quindi la necessità di saper cambiare, e “costringe” a trovare un nuovo modo di relazionarsi al proprio mondo interno e all’ambiente esterno (Zucconi, 2013).

Ci ha molto colpito in occasione dei focus group registrare lo smarrimento e l’imbarazzo suscitato dalla nostra domanda “Che cosa state facendo bene oggi ai tempi della crisi?”. Ci sembra che rispondere a questa domanda possa essere l’avvio di un percorso di riscoperta e consapevolezza delle proprie risorse che contribuisca ad attivare la resilienza professionale. Attivare resilienza significa avere interesse per il sociale, scegliere da che parte stare, recuperare le radici interculturali, la curiosità, la sensibilità e disponibilità a connettere mondi diversi, cercare sostegni e collaborazioni, creare luoghi di resistenza e avere pazienza, dirsi “ci vorrà tempo….”.

Possiamo dire che gli obiettivi da cui è nato il lavoro di ricerca , ovvero il portare al centro del dibattito sul futuro del welfare il lavoro sociale e supportare il dibattito con dati ed evidenze empiriche siano stati raggiunti, almeno per quanto riguarda il contesto lombardo. Ci auspichiamo che si possa proseguire in questa direzione anche e in particolar modo per comprendere quei meccanismi e quelle dinamiche che la professione sociale sta mettendo in atto per “stare” nella crisi .

Ci sembra che una strada percorribile nel raggiungimento di questo fine ultimo sia quella di dare voce alla complessità del lavoro sociale adottando nuovi e alternativi schemi di lettura, nuove descrizioni che valorizzino i significati di emancipazione ed autonomia. In un contesto di crisi di risorse e di modelli interpretativi ci sembra che occorra recuperare la propria esperienza e le proprie competenze, la propria storia professionale ed i risultati raggiunti.

Pensiamo che la crisi abbia ri-attivato nella professione la sua capacità e la propensione a riflettere su se stessa e sui cambiamenti e questo è già un buon risultato che può essere rinforzato per esempio se si riattiva lo scambio e la comunicazione tra professionisti di diverse generazioni, se si stimolano gli incontri tra servizi diversi e professionisti diversi per vedere come utilizzare al meglio le risorse economiche e personali che ci sono e se si recupera il senso delle alleanze, piuttosto che delle battaglie.

Leggi l’articolo completo sul blog di Prospettive Sociali e Sanitarie

 

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